Come ho pianificato il giro del mondo a piedi – Vento della Seta

Sapevi che le noci possono essere molto importanti quando si sta pianificando di fare il giro del mondo a piedi?

In questo articolo parleremo dei retroscena di un incredibile viaggio a piedi durato due anni dall’italia fino al Kirghizistan lungo la via della seta.

Vento Della Seta Mappa Con Le Tappe Del Viaggio

Scopriremo come si pianifica un viaggio di questa portata, quali sono le difficoltà e cosa bisogna tenere ben presente prima di partire?

Tutto questo ce lo rivela Daniele Ventola, antropologo italiano che ho incontrato per farmi raccontare i retroscena di questo suo progetto, dalla pianificazione fino alla partenza.

P: Mi trovo con Daniele Ventola creatore del progetto Vento della Seta, di cui abbiamo già discusso in questo primo articolo “Oggi scendo e faccio il giro del mondo a piedi”. 


P- Ciao Daniele Come stai?

D- Ciao Pietro, tutto bene.

P- Ricordiamo velocemente il tuo progetto, Daniele Ventola due anni fa circa scende di casa con un progetto organizzato, attraversa 12 stati con l’obiettivo di arrivare in Cina in un viaggio di ricerca antropologica, ripercorrendo la via della seta.

D- Sì, si trattava di fare la via della seta contemporanea riportando sulla via della seta di oggi, che il governo Cinese di Xi Jinping ha proposto alla Russia e all’Unione Europea, lo spirito dell’antica via della seta. Uno spirito di crescita culturale e commerciale, spirituale e intellettuale per tutti i paesi.

P- Daniele, avendo parlato già del perché di questo viaggio, oggi con te vorrei parlare del come organizzare il giro del mondo a piedi, cioè di come ti sei mosso per pianificare e organizzare il tutto. Poi parleremo delle difficoltà ed emozioni relative la partenza.

Diciamo che non sei sceso semplicemente di casa con lo zaino in spalla e sei partito, ma lo hai ben pianificato questo viaggio.

La pianificazione

D- Si, non è stato semplice progettare due anni di viaggio considerando tutti gli imprevisti che possono far deviare il percorso. E lungi l’idea che si possa progettare tutto, poiché molte cose sono date al caso ed è giusto che sia così.

Dopo che mi sono laureato a luglio del 2017 ho lavorato un anno progettando questa via della seta di Vento della seta e nell’agosto 2018 sono partito. Quindi c’è stata una lunga progettazione soprattutto la sera mentre di giorno facevo l’educatore e il cameriere.

Di base bisogna mettersi su carta. Avere un po’ le idee chiare su quali ambiti bisogna toccare e indagare. Quindi ho incollato diversi fogli su una parete e su questi fogli ho iniziato a scrivere “percorso”, “burocrazia”, “visti”, “economia” ecc.

Il tragitto

La cosa principale era comprendere almeno per sommi capi il tragitto da percorrere. Quindi mi sono informato e ho studiato diversi libri sulla via della seta, per capire se ci fosse effettivamente una via della seta lineare.

Ho scoperto che in realtà ci sono diverse vie della seta e questo è un termine piuttosto generale per parlare di rotte commerciali che uniscono Oriente a Occidente, e che vanno per il Nord, per il Sud e per il centro.

I fondi

Dopodiché ci sono gli altri centri che bisogna investigare. La necessità di un nucleo economico che supportasse il mio progetto. Come trovarlo? E come trovare degli sponsor?

Ho letto diversi libri di viaggio di altri viaggiatori per vedere come hanno iniziato. Dunque ho preso a contattare queste persone per capire la loro esperienza. Tra questi c’è chi mi ha risposto e che mi ha snobbato. 

Chi mi ha risposto mi ha detto che non sarà facile trovare degli sponsor… e infatti non li ho trovati, almeno finché non sono partito e i primi giornali mi hanno dato una certa notorietà. Da lì gli sponsor sono venuti automaticamente.

Prima di ciò li ho dovuti cercare, scrivere dei protocolli, inviare questi messaggi di presentazione di me stesso e del progetto a tante persone, a tante compagnie, a tante aziende. Ma risposte zero fondamentalmente.

P- Ottenere una sponsorizzazione sulla fiducia immagino sia difficile.

D- È stato difficilissimo, anche perché non avevo un background di persone che già potevano seguirmi e quindi non potevo dare agli sponsor un pubblico, perché si tratta sempre di uno scambio.

Lo sponsor decide di investire su di te, e tu in cambio sei un loro testimonial, ma se non hai pubblico lo sponsor non ci guadagna e diventa un azzardo.

Quindi gli sponsor sono iniziati ad arrivare dopo. Giunto a Venezia venivo presentato dal TG regione della RAI e altre testate. Di lì hanno iniziato a contattarmi diverse aziende inaspettate, come Casa la Buona Stella di Montebelluna. 

TGR Veneto – Venezia – Cina a piedi sulle orme di Marco Polo (VIDEO)

Mi resi conto che se la ricerca di uno sponsor poteva essere una risorsa cuscinetto, che poteva aiutarmi trasversalmente, dovevo comunque avere altre risorse economiche.

Per cui ho puntato sulla raccolta fondi perché questo viaggio che ho percorso, come abbiamo detto nell’articolo precedente, è stato un viaggio di ricerca antropologica fatta a piedi. E il centro della questione non era fare un Guinness World Record, ma portare avanti un messaggio che rompe i pregiudizi culturali tra i paesi, o almeno limarli, e attraverso questo narrare la storia delle altre persone.

Portare questo messaggio di speranza è comunque un lavoro, un impegno che avevo verso quelle persone che mi seguivano, di dover narrare quello che vedevo e vivevo nel mio cammino.

Le persone che si sono affezionate, hanno sentito le mie motivazioni risuonare con loro stessi, decidendo così di investire su di me. Tra chi mi dava qualcosa chi più e chi meno alla fine ci siamo riusciti.

Il seguito

Un altro aspetto importante da capire era la ricerca dei follower. Come trovare le persone che si appassionano alle tue motivazioni e ai tuoi passi, prima di percorrerli?

Un paio di mesi prima di partire ho preso dei miei risparmi per andare a intervistare viaggiatori italiani che partivano attraverso diverse modalità.

C’era la madre che viaggiava con il figlio, la ragazza che viaggiava da sola, l’uomo che viaggiava a piedi e il ragazzo andato in Mongolia con il Pandino; insomma diversi viaggiatori. 

Da questa strategia volevo distillare tre cose: 

  1. Il senso del viaggiatore. Quindi perché è importante la figura del viaggiatore? A cosa porta e qual è il suo scopo, se ne ha uno?
  2. Di cosa si ha bisogno per imparare a viaggiare? Come adattarsi e come aprirsi?
  3. La parte di marketing. Speravo che attraverso queste interviste i loro follower potessero arrivare anche al mio canale.

P- Quindi i follower delle persone che intervistavi probabilmente si sarebbero potuti appassionare anche al tuo progetto e avresti avuto la certezza che quello che tu raccontavi era per loro interessante.

D- Esattamente. Nel momento in cui io creavo un contenuto che parlasse della loro intervista. Poi loro, condividendola, creavano un collegamento con quello che sarebbe stato il mio progetto sul nascere: “Vento della Seta”. 

Questa cosa funzionò relativamente e quindi mi sono dovuto inventare un’altra cosa. Qualcosa che potesse appassionare le persone che incontravo. Qualcosa che fosse “a tu per tu”.

Ci sono riuscito presentando loro dei messaggi tipo biscotti della fortuna. Questi piccoli biscotti della fortuna che al momento in cui li aprivano rivelavano all’interno un messaggio con le citazione che mi hanno formato, gli aforismi dei libri che mi sono piaciuti tra Nietzsche, Thoreau; e dietro queste citazioni poi c’erano tutti gli indirizzi dei canali Facebook, Instagram e YouTube di Vento alla seta.

P- Mi stai dicendo che hai girato tra napoli e venezia con un pacco di Biscotti tra le mani?

D- No erano noci nel mio caso.

(risate)

D- L’idea era quella, che tu apri questa cosa e ti ritrovi un messaggio che ti parla…

Il valore della magia di questa noce non ha prezzo, APRILA

P- Mi fai un esempio pratico di come le consegnavi alle persone?

D- Ok. Ci sono un ragazzo e una ragazza che sono carini e teneri e parlano sul motorino prima di farsi il bagno al mare, perché era estate. All’improvviso gli passo di fianco con questo zainone e gli dico: “ragazzi scusate vi do questa noce in mano”, e poi me ne vado.

Allontanandomi li sento dire tra loro “ma chi è questo qua? che vuole? apri questa noce!”. Ridono. Cercano sul telefono. Rimane nell’aria l’orma di questa figura misteriosa del personaggio che cammina con lo zainone, che lascia questa noce e se ne va.

Oppure vado nel bagno di un bar e lascio sullo sciacquone la noce ed un messaggio con sopra scritto “Questa è la noce magica, aprila e ti cambierà la vita”.

P- Quindi i due gusci sono incollati?

D- Si.

P- Fammi capire bene, uno va ad aprire per mangiarsi una noce e trova il messaggio.

D- Non credo che una persona che trova una noce nel bagno inizi a mangiarsela (risate), però se gli lasci un messaggio con scritto “Questa è la noce magica aprila e ti cambierà la vita” magari la apre.

P- Forse hai ragione non credo che qualcuno l’aprirebbe per mangiarsela.

D- Nemmeno io. 

P- Mi hai convinto lo sai.

(risate)

D- Tu scherzi, ma questa noce magica ha funzionato.

Siamo due noci magiche aprici se credi nella magia

Approvazione

Allora una volta trovato il budget economico, la strada, la storia e le motivazioni alla fine quello che rimaneva da fare era… (Lunga pausa) dirlo ai miei genitori.

(risate)

P: Altro che giro del mondo a piedi, è questa la cosa più difficile?!  Hahaha

D: Sì, perché i miei genitori sono di un’altra generazione, per cui nel momento in cui un ragazzo di 26 anni dice: “mamma papà io voglio andare in Cina a piedi” ti scontri con la mentalità di un’altra generazione: “Daniele però ora hai 26 anni, e poi ritorni e ne ha 28, i tuoi amici hanno una famiglia, hanno un lavoro, un posto fisso e tu che fai?”

Quindi una volta aver battuto anche il background generazionale con miei genitori da lì c’è stato poi l’ultimo passo che era quello di abbandonare le comodità, gli affetti, l’amore e aprirsi all’ignoto.

Emozioni

P- Ed ora parliamo dell’aspetto emotivo e delle difficoltà della partenza. Che cosa è successo il giorno prima della partenza e come ti sentivi? 

D- Praticamente il 28, 29 e 30 luglio abbiamo mangiato 300 noci (risate) non sto scherzando.

Ho obbligato mio padre e mia madre perché mi servivano per il viaggio. Gli ho fatto tagliare tutte le citazioni che avevo trovato.

Tutto sembrava irreale perché le avevo in una borsa a tracolla alcune a portata di mano. E poi nello zaino ce ne avevo tantissime altre per cui quando la tracolla si svuotava le mettevo dallo zaino.

Sogni nel cassetto

D- Comunque questo viaggio l’ho sognato, agognato per anni, per tanti anni.

P- Qui mi riveli che lo sognavi da molto prima, quando hai maturato l’idea del progetto?

D- Ho incontrato amici del liceo che mi hanno detto che lo pensavo dal liceo ed io non mi ricordavo di pensarci già dai tempi del liceo, quindi stiamo parlando di dieci anni fa.

P- Che cosa è successo 10 anni fa?

D- Ero tornato dal cammino di Santiago e avevo scoperto l’ebbrezza del camminare a piedi, dell’avventura e del superare gli ostacoli contando sulla propria forza di volontà, basandosi sulla propria astuzia e determinazione.

Avevo scoperto questo tipo di avventura, proprio perché viaggiare a piedi è diverso da tutto il resto, e qualsiasi difficoltà te la devi gestire tu, non si scappa Non si trova un posto migliore dove dormire quando sta calando il sole e sei a piedi. Non c’è la stessa velocità di una bicicletta, di una moto, di una macchina o dell’autostop.

Quindi mi era arrivata l’intuizione che con questa passione che avevo per tale tipo di avventura e spirito di sopravvivenza, potevo lasciare un contributo che fosse umano, profondo e dai risvolti antropologici.

P- Ma in quel periodo non esisteva ancora l’idea del progetto, questo proviene da un tuo percorso di crescita?

D- Si, Proviene anche da una maturazione interiore. Cioè non si può prendere e partire punto e basta, io mi ricordo di un ragazzo che ai giornali disse “esco vado in cina a piedi per trovare me stesso” dopo tre mesi “Torno dall’Albania, ho trovato quello che cercavo”.

Lo capisco totalmente perché so cosa vuol dire camminare a piedi con un zaino da 30 kg e lui aveva uno zaino da 30kg. Infatti se qualcuno mi dice “Daniele, che bello sei andato in Cina a piedi, voglio farlo pure io”, gli dico “sei fuori con la testa! O hai una buona motivazione più forte di te o non ci andare, non ci provare neanche”.

P- Nel tuo caso non possiamo dire che hai sacrificato la tua vita, perché sono 2 anni dedicati a un progetto.

D- Ho dedicato e ci ho creduto fino in fondo e ho accettato il rischio di perdere amore, affetti, vita e senno.

Una persona può pensare di fare un viaggio del genere solo se ha sciolto tutti, o determinati nodi psicologici che ha nella testa. Quando riesce a stare tranquillo e a trovare il suo posto nella società, a pagare le bollette, a essere un cittadino normale, allora solo a quel punto può partire perché vuol dire che non sta fuggendo da nulla.

P- Ok. Quindi al contrario di quello che si pensa, un viaggio per fuggire da situazione attuale che ci sta stretta comporta maggiori rischi.

D- Si, secondo me. Credo che quello ti porta il rischio di non tornare più, mentre il fatto di essere a tuo agio e centrato all’interno della società sai che tu, bene o male hai un certo equilibrio mentale, una saldezza d’animo che ti porta ad affrontare con lucidità qualsiasi tipo di situazione possa accadere.

Per me il viaggio lo puoi affrontare solo quando sei già maturo, perché ti aiuta a consolidarti, non a completarti.

Prima di partire

P- Torniamo alla sera prima della partenza, siamo rimasti a un tavolo imbandito con 300 noci, ma fammi capire, tu hai mangiato queste 300 noci oppure ve le siete divise?

D- No le ho lasciate a mamma e papà.

P- Poverini. (risate)

D- Comunque la sera prima c’è stato il caos dentro, c’è stata la paura, c’è stata una grande eccitazione, c’è stato il terrore di non tornare, c’è stata la forza e l’entusiasmo di nuovi orizzonti e radure vaste. 

P- Una serie di emozioni contrastanti…

La partenza

D- …tutte assieme, una tempesta di emozioni contrastanti, e infatti non sono riuscito a dormire per tutta la notte, sono partito stanco morto e la prima tappa che sono stati di 30km, che te li fai con un biglietto metropolitano. Mi trovavo ancora nella provincia di Napoli (risate) ed ero arrivato a Bacoli. In pratica la distanza che puoi coprire con un biglietto di 1,10€.

P- Il biglietto che prendevo io per andare a scuola(risate).

D- Esattamente.

P- Non sei nemmeno uscito dai confini, da Pozzuoli.

P- No, ed è l’inizio di un viaggio enorme di 11.000 km.

P- Diciamo che anche per fare pochi chilometri devi avere l’energia, lo capisco se non hai dormito la sera prima per l’emozione, non è facile.

D- Poi però ti svegli e c’è l’adrenalina.

P- Ultima domanda, dopo quanti km ti sei reso conto che eri partito per il tuo viaggio.

D- Diciamo che è stato a Minturno al confine con il Lazio, dove ho dormito su una spiaggia.

P- Grazie Daniele per avere condiviso con noi la tua esperienza nella progettazione del tuo cammino.

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