Equipaggiamento per fare il giro del mondo a piedi – Vento della Seta

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Equipaggiamento Per Fare Il Giro Del Mondo A Piedi Brothermedicals Vento Della Seta

Probabilmente non lo sai, ma un pacco di palloncini può salvarti la vita se ti trovi nel bel mezzo della foresta circondato da animali affamati.

In questo articolo parleremo dell’equipaggiamento utilizzato da un grande ricercatore nel suo incredibile viaggio a piedi durato due anni dall’Italia fino al Kirghizistan lungo la Via della Seta.

Vento della Seta è il progetto di ricerca antropologica di Daniele Ventola che lo ha visto impegnato in questo viaggio attraverso mezzo mondo, percorrendo la Via della Seta, la vecchia via commerciale che da più di duemila anni attraversa e collega l’oriente all’occidente.

Vento Della Seta Mappa Con Le Tappe Del Viaggio
Due anni di viaggio con “Vento della seta” di Daniele Ventola

Negli articoli precedenti abbiamo discusso

Oggi andremo un po’ nel dettaglio, parlando di alcuni aspetti, e ci occuperemo in particolare dell’equipaggiamento che Daniele ha utilizzato per il suo viaggio attraverso mezzo mondo.

P- Ciao Daniele a proposito di questo progetto, sicuramente non sei sceso di casa così come mamma ti ha fatto, ovviamente anche l’equipaggiamento è un aspetto che hai pianificato, raccontaci come ti sei organizzato.

D- Il peso dello zaino sarebbe dovuto aggirarsi attorno ai 8/10 kg, per cui ho strafatto caricando 20 kg in più. Partendo con una base economica piuttosto bassa dovevo pensare già in anticipo a ciò che mi poteva servire per i due anni di viaggio, il che vuol dire 4 quattro stagioni + 4 stagioni.

P- Quali territori ti hanno preoccupato maggiormente?

D- Mi sono preoccupato dei Carpazi in Romania, dei deserti dell’Uzbekistan e delle montagne del Kirzighistan ma anche dei deserti della Cina, perché sarebbero state le zone in cui per molto tempo non avrei trovato anima viva.

Anche per quanto riguarda i climi, in Romania attraversando i Carpazi e scendendo verso Drobeta Severin siamo arrivati a -18°/19° gradi, per cui bisogna avere un sacco a pelo che resista ad almeno -20° e quello è stato un po’ problematico perché a -18°/-20° ti si ghiaccia anche l’acqua che trasporti, per cui ho dovuto ovviare a questo problema mangiando la neve.

Parliamo di come hai organizzato l’equipaggiamento nello zaino

… so che era molto pesante.

D- Sì 30 kg di zaino che è un peso diciamo eccessivo per quello che è il mio corpo essendo io alto 168 cm.

P- Rispetto ad attrezzature da Survival tu trasportavi anche materiale che ti permettesse di poter lavorare, di quanti Kg stiamo parlando?

D- Siamo sui 7/8 kg, ma tu pensa solo a tutti gli USB, per il tablet, per la tastiera, per il telefono, per l’altro telefono, per la macchina fotografica piccola e per la grande, poi tutte le batterie e già questo è una tanta roba.

P- Mi stai dicendo che ⅓ del peso era solo per lavorare.

D- Sì. La Power Bank era un chilo e mezzo, un missile! Il tablet sono 2 kg, la macchina fotografica 1 Kg, le batterie di tutto questo 450gr, poi la camera piccolina e il pannello fotovoltaico.

P- Oltre al materiale di lavoro cos’altro avevi organizzato?

D- C’era un’area adibita ai vestiti divisi in biancheria intima, canotte, pantaloncini, giacca e felpa; poi una seconda area per la tecnologia che comprendeva il tablet, due telefoni, il caricabatterie, la Power Bank, la macchina fotografica, tre batterie per caricare la macchina fotografica, tre batterie per ricaricare l’action camera, il microfono e ho comprato un pannello solare che non mi è servito, infatti l’ho regalato a Kirghisi che vivevano nelle tende sopra il monte di Arabel; poi i medicinali, una spesa di €80 circa; poi per la scrittura cioè i miei diari personali e due libri e non dimentichiamoci ovviamente delle Noci. (sorride)

Con questo bisogna contare anche la tenda, il sacco a pelo, il bastone e poi ovviamente i petardi e i palloncini.

P- Petardi e palloncini per fare gli scherzi alle persone che incontravi? 

D- Perché non avevo nulla da fare! HAHAHA (Risate)

No, per gli animali, ad esempio quando ti ritrovi nella tenda e sei circondato da animali selvatici che si fanno sentire, il petardo è un’arma a doppio taglio poiché devi fare attenzione a non aprire troppo velocemente la tenda altrimenti ti vedono subito gli animali e capiscono dove sei. Mentre il trovarti al buio ti dà una certa sicurezza. 

Dovresti aprire la tenda, accendere il petardo, lanciarlo fuori e richiuderti dentro e purtroppo non sempre hai l’accendino a portata di mano, il petardo a portata di mano ne tantomeno la rapidità per fare questo e ti ritrovi gli animali attorno. Invece il palloncino, se lo gonfi e poi lo fai esplodere, ti dà lo stesso suono di un petardo.

P- Anche il bastone lo usi per gli animali?

D- Il bastone serve per camminare. Usavo un bastone di legno che ho costruito io, l’ho intagliato e sul quale avevo scritto sopra frasi che mi riportavano a me stesso…

P- Il bastone ontologico (risate)

D- EHHHH si ! Un bastone ontologico! Mi piace.

P- Tu ne hai uno ma io vedo usare spesso una coppia di stecchette.

D- Si ma non mi piacciono le stecchette, sono della vecchia scuola.

P- Quindi a cosa servono quelle stecchette?

D- Servono a distribuire il peso ma a tal proposito il Free-back è stato importantissimo, è un oggetto che ha inventato un signore Lucano che si chiama Pace Giovanni. Praticamente è una cintura che ha un’ala dietro la schiena sulla quale viene appoggiato lo zaino e permette di distribuire il peso su tutto il corpo, per cui 30 kg vengono distribuiti meglio.

P- Questo Free-back lo conoscevi già prima del viaggio?

D- No fortunatamente un signore che mi aveva conosciuto tramite giornali mi contattò parlandomi del Free-back sapendo del peso del mio zaino, allora io ho contattato l’azienda del free-back dicendo: “senti sto facendo sto viaggio non è che me lo puoi dare subito questo free-back?” e loro mi hanno detto “si ok stai facendo una cosa bella confidiamo in te” e me l’hanno regalato.

P- Quindi ti ha accompagnato per tutto il viaggio questo Free-back.

D- Si mi ha accompagnato fino ai confini con la Cina.

D- Una cosa mi è servita nei momenti di difficoltà: gli articoli di giornali che parlano di me in diverse lingue. Tipo una volta sono stato fermato da servizi segreti azerbaigiani che pensavano che fossi una spia nei loro territori, e per convincerli che ero una persona tranquilla ho dovuto intanto ripetere 3000 volte la stessa storia e poi convincerli mostrandogli esattamente i giornali turchi che parlavano di me, in quanto il turco e l’azerbaigiano sono simili.

P- Diciamo che ti ha salvato la pelle più di una volta.

D- Si.

Come si è evoluto il tuo zaino durante il tuo viaggio?

D- Inizialmente avevo questa tenda a un posto -in stile sarcofago- che montava staffe in ferro di un chilo più i picchetti. Alchè mi sono detto “magari posso eliminare questo staffe e i picchetti e renderla come se fosse un sacco a pelo che mi protegge dalla polvere, dagli insetti e dai serpenti”, per cui ho buttato i picchetti e le stecche rimanendo con solo questo involucro nel quale mi mettevo come all’interno di una placenta dentro il sacco a pelo. Poi, quando pioveva, ci mettevo la plastica sopra in modo tale che mi proteggesse dalla pioggia impermeabilizzandomi. Ho eliminato parte del peso e pian piano che sono andato avanti ho iniziato a distribuire cose che non servono più. 

P- Quindi regalavi ciò che non ti serviva.

P- Sì, perché non ce la facevo più. Era pesante! Sapevo che avrei vissuto un altro inverno e, quando sono arrivato in Azerbaigian, ho fatto di nuovo compere prendendo un altro sacco a pelo in modo tale che due sacchi a pelo medi potessero riscaldare.

P- Ed ha funzionato?

D- Più o meno, perché poi ho avuto il secondo inverno in Uzbekistan e Tagikistan ed è stata tosta pure là. Non quanto la Romania.

P- Quindi hai cambiata la tenda, il sacco a pelo, i vestiti e che altro? 

D- Lo zaino spesso mi si è scucito e ho trovato chi riparava le scarpe per farmelo riparare e poi ovviamente avevo sempre avevo delle scorte di cibo. Quando sapevo che avrei attraversato un percorso dove per diversi giorni non avrei trovato acqua, mi preparavo almeno una bottiglia di mezzo litro d’acqua nascosta nello zaino.

Che consigli a una persona con poco budget che deve fare un viaggio di lavoro in condizioni simili alle tue?

Non necessariamente un videoreporter però qualcuno che porta con se un po’ di tecnologia per documentare il suo viaggio camminando.

D- Deve capire bene che cosa vuole da questo viaggio, studiarsi il territorio e le tempistiche: quanto tempo gli prenderà il viaggio, quindi il tempo massimo prima del ritorno, di quanti mesi stiamo parlando e in che stagione.

Questo influisce nella programmazione di tutto perché lo zaino si codifica in base a questi fattori.

Io sono partito con uno zaino che pesava 30 kg perché non sapevo se in futuro avessi avuto i fondi per poter comprare le cose, e non sapevo neanche come poter lavorare esattamente sui social network raccontando il viaggio.

Ora che l’ho fatto so che sarei partito più o meno con le stesse cose perché era un viaggio di due anni, otto stagioni che si ripetevano. Avrei sicuramente fatto a meno del dell’impianto fotovoltaico, poiché bene o male ho sempre trovato il modo di caricare

la Power Bank è servita, ma per 10€ in più, avrei preso una Power Bank più piccola e mi sarei risparmiato mezzo chilo. Perché poi come dice Totò “è la somma che fa il totale“. Spesso molte persone che incontravo mi dicevano: “tieni questo è un regalo da parte mia, è la nostra amicizia per sempre” ma io non posso accettare nulla perché oggi 100gr tu, domani 100gr l’altro si sommano e poi la somma fa il totale sulle spalle.

Bisogna imparare a dire no, capire quello che si vuole, in che clima/stagione si parte e ci si troverà, per quanto tempo si parte e a seconda di questo poi si definisce le cose di cui si ha bisogno.

P- Tu hai parlato di una riparazione io trovo sia molto importante imparare a rappezzare la propria attrezzatura ma anche se stessi.

D- Si sempre. Una cosa che mi è stata utile certe volte che mi sono fatto male è stato il nastro isolante autoagglomerante. Ad esempio al dito ho avuto una semi contusione in mezzo al nulla. Per cui misi una stecca di legno sul mignolo e il nastro autoagglomerante richiuso su se stesso in maniera perfettamente ergonomica.

Si impara a pensare come certi strumenti che usi in un ambito possono servirti in un altro.

P- Daniele ti ringrazio per questa preziosa intervista, ho appreso molto dalla tua esperienza di viaggio e sono certo che ciò che mi hai raccontato tornerà utile anche ai molti viaggiatori che ci seguono.

E voi come organizzate il vostro zaino quando si tratta di viaggi più o meno lunghi? Raccontateci la vostra esperienza qui sotto nei commenti e sui nostri canali social.

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