oggi scendo e faccio il giro del mondo a piedi

Oggi scendo e faccio il giro del mondo a piedi

Ti è mai passato per la testa di dire “Oggi scendo e faccio il giro del mondo a piedi!” come fece il Forrest Gump dell’omonimo film? Bene, la persona di cui ti parlo lo ha fatto, si chiama Daniele Ventola, napoletano, classe 1992 e se non avessi trascorso con lui l’adolescenza a sentire la sua storia oggi avrei pensato che si trattasse di un’altro folle in cerca di primati.

La verità è un’altra perché Daniele prima di essere un camminatore è un grande ricercatore, ma non certo d’oro, lui è in cerca di connessioni e all’occorrenza li dove mancano le crea, ed è questo il senso del suo progetto di viaggio chiamato Vento della Seta, un riferimento alla via della seta, un’antica tratta commerciale che attraversa asia ed europa da migliaia di anni.

“Se hai un piccolo atlante geografico, puoi fare un esercizio interessante. Localizza due punti: uno Gerusalemme, l’altro Pechino. Poi misura la distanza tra questi due punti e infine calcola quante volte l’Italia ci sta in lunghezza tra questi due punti. Beh, ti renderai di certo conto che si tratta di una distanza enorme, se uno dovesse percorrerla a piedi. Ebbene, è proprio quello che ha fatto Marco Polo nel suo viaggio, ed è ciò che Daniele ha ripercorso oggi a distanza di centinaia di anni, ma lascio che sia lui a raccontarcelo come si deve.”

Intervista con Daniele Ventola il camminatore.

P- Ciao Daniele come stai?

D- Ciao Pietro, molto bene, sto in un mondo un po’ onirico e un po’ con i piedi per terra.

P- Posso immaginare, perché so che sei tornato da un viaggio molto lungo, e infatti volevo farti questa domanda, è vero che hai fatto il giro del mondo a piedi?

D- (ride)

P- Lo so è una domandona.

D- Beh più che il giro del mondo ho fatto mezzo mondo a piedi, perché l’altra metà l’avrei dovuta fare a nuoto, ma ho attraversato comunque due continenti, sono partito dall’europa, da Napoli e sono arrivato in Asia nel Kirghizistan, anche se sarei dovuto arrivare in Cina, ma a causa del coronavirus mi sono dovuto fermare al confine.

P- Quindi anche tu hai subito gli effetti di questa pandemia.

D- Giusto, ma siamo tutti vittime; a proposito del mio viaggio il progetto si è fermato perché è scaduto il visto cinese durante la quarantena, in più i confini sono chiusi e tuttora lo sono tra la Cina è il Kirghizistan.

P- A proposito del viaggio, quanti km effettivi hai percorso?

D- Sono più o meno 10000Km percorsi.

P- Quanti giorni di viaggio prima del tuo rientro?

D- Sono stati esattamente 2 anni, perché sono partito il 1 agosto 2018 e sono tornato il 1 agosto 2020.

P- Che incredibile coincidenza, due anni di viaggio precisi(risate), quasi come una profezia!

D- Precisi, ovviamente con diverse pause per svariate ragioni, ho dovuto cambiare le date di viaggio diverse volte a causa di problematiche geopolitiche e aggiungici la pandemia globale, ci sono state diverse pause che hanno prolungato un viaggio che poteva essere a livello di tempistiche più breve, però in realtà mi ha preso il tempo che ci voleva, tutto è andato come doveva andare. Anche se non sono stato in Cina è stato a suo modo una conclusione benedetta.

P- Sono d’accordo, tra l’altro io e te in passato abbiamo viaggiato assieme, e non è tanto la meta ad essere importante ma il viaggio stesso.

D- Certo, la meta è sempre verticale.

P- Altra piccola curiosità, quanti stati hai attraversato?

D- Partendo dall’italia, viene Slovenia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Turchia, Georgia, Azerbaijan, Kazakhstan, Uzbekistan, Tajikistan, Kirghizistan,12.

P- Un paio di questi stati non li ho mai sentiti prima.

D- Questo è un problema di eurocentrismo, perché ci sono stati che in realtà hanno avuto un’importanza storica fortissima, abbiamo avuto imperi grandissimi, molto più ampi di quello romano come l’impero dei mongoli e quello di Tamerlano.

P- È incredibile pensare che parte del nostra genetica provenga da questi popoli.

D- Questo è inevitabile, ed è questa la bellezza della via della seta che da più di 2000 anni collega il mondo, ed è difficile dire quando sia iniziata, tanto vale dire che la via della seta inizia dall’uomo che parte dall’africa fino alle contee dell’asia, possiamo infatti trovarci gli achimenidi della persia, e anche Alessandro Magno.

P- A proposito della via della seta vuoi aggiungere qualcos’altro?

D- Possiamo dire che la maggior parte delle scoperte che abbiamo, dei cibi che mangiamo, dei colori, delle vesti , la polvere da sparo, i ravioli, gli spaghetti, la ruota viene tutto dalla via della seta. (riflette)

Quindi è molto importante ricordare che i popoli nascono e si sviluppano grazie all’incontro con gli altri popoli, soprattutto perché l’incontro culturale arricchisce attraverso le differenze.

Noi non ci dobbiamo mai dimenticare che per esempio abbiamo i testi degli antichi greci non grazie alla scolastica e alla filosofia medievale europea ma grazie ai grandi filosofi arabi che già dall’anno 1000 avevano non solo conservato i testi degli antichi greci, ma hanno inventato il numero zero e soprattutto hanno dato delle prove della centralità del sole nel sistema solare e dei pianeti che assiema alla terra gli girano intorno, e qui parliamo della grande Bagdad dell’anno 1000 che era un grande centro culturale, cose che noi ci siamo arrivati molto dopo.

P- Quindi molta della nostra cultura è generata da queste altre civiltà e noi l’abbiamo acquisita.

D- Più che altro vorrei dire di non darci troppe arie da europei ma di inquadrare sempre la grandezza di tutte le popolazioni, soprattutto oggi che c’è questa grande paura dell’islam, quando nell’anno 1000 Baghdad era un grande centro dove convivevano i musulmani i cristiani e gli ebrei, cioè erano molto più avanti loro 1000 anni fa che non noi oggi che viviamo nella paura e nella chiusura del cuore.

P- Ignorando o edulcorando in nostri folli viaggi adolescenziali in bici su e giù per l’italia (risate), tu hai già avuto esperienze simili di viaggio in passato?

D- In realtà io ho iniziato a camminare quando avevo un’anno. (risate) 

P- Hahaha, Qui partiamo dalle basi! (risate)

D- Mi sono poi reso conto che il cammino vero che mi ha iniziato a cambiare dentro è iniziato intorno a tempi del liceo, ogni volta che marinavo la scuola non so il perché ho iniziato a camminare questi 30 km dalla mia scuola a via Duomo(napoli) fino a Pozzuoli e li mi fermavo a osservare le onde del mare.

Questo ha iniziato a costruirmi dentro senza che lo sapessi, e poi dopo c’è stato il cammino di santiago e il cammino di san Francesco che mi hanno insegnato tante cose, però i primi cammini sono stati nella mia città intorno ai 15 anni.

Vento Della Seta Daniele Ventola Logo
Vento della Seta – Logo

P- Perché fare il giro del mondo a piedi, ci parli del tuo progetto Vento della Seta?

D- Di base sulla carta sono un antropologo, ho studiato a Bologna, questo nella linea orizzontale della mia vita, nella linea verticale io sono fondamentalmente un ricercatore spirituale.

A un certo punto, quando ho finito l’università mi sono domandato in che modo la mia passione orizzontale e l’altra passione verticale potessero confluire dando un contributo al mondo e da la ho ripreso questo vecchio desiderio del passato di andare in asia e ho voluto dare uno stampo antropologico in modo tale che potessi dare quel contributo che penso sia essenziale nel mondo contemporaneo nel quale viviamo.

Quindi la domanda che adesso si apre davanti è

in che mondo contemporaneo viviamo?

Quello che penso sia abbastanza evidente a tutti guardandosi intorno è che qualcosa è cambiato a livello profondo nelle esistenze delle persone, un cambiamento che è dato probabilmente, anzi sicuramente da questo mondo digitale e tecnologico nel quale siamo gettati.

È velocissimo, è virtuale, e piano piano è come se si stesse portando a livello virtuale qualsiasi cosa dell’essere umano, dalla nostra identità che diventa digitalizzata fino alle relazioni.

Ho l’impressione che questo crei all’interno delle persone dei confini sempre più alti, dei confini sempre più marcati nel rapporto con gli altri e ancora di più nel rapporto con gli sconosciuti e ancora di più nel rapporto con gli stranieri, quindi questi confini ci chiudono dentro, ci fanno diventare estranei a chi ci è vicino e a noi stessi e questo un pò mi spaventa del mondo perché va in contrasto con quello che l’essere umano profondamente è.

La via della seta come dicevamo prima ha donato all’umanità questo sviluppo, questa consapevolezza di cultura e anche di cultura materiale facendoci diventare quello che siamo, quindi questa tendenza nel mondo di chiudersi a riccio rispetto le altre persone mi sembra che sia più una deriva o una deprivazione di quello che l’essere umano potrebbe essere nella sua essenza e nelle sue possibilità più alte.

Allora ho pensato che se avessi potuto unire il cammino alla narrazione delle altre culture avrei potuto in qualche modo limare quei pregiudizi culturali e quei confini che si sono andati a creare nelle profondità delle persone, e poter dare uno spiraglio di speranza e confronto con l’altro portando una ventata di aria fresca, anche per questo ho chiamato il progetto vento della seta, sperando che questo vento leggero potesse percorrere la via della seta e portare un po’ di ispirazione tra l’occidente e l’oriente.

P- Oggi dove ti trovi e che stai facendo?

D- Adesso mi trovo in una casa [di legno o piena di legno] in mezzo ai boschi, sono qui da solo, e la mattina taglio la legna, cucino e poi lavoro a tutto il materiale raccolto in modo tale da far uscire 4 libri e una serie di documentari, perché i materiali raccolti sono davvero tanti, e questI mesi di chiusura servono a fare una cernita generale e trovare i punti cardine e renderli al meglio, per cui mi trovo nei boschi a fare l’eremita.

P- In pratica stai facendo il Thoreau all’italiana. (risate)

D- Si si come la vita nei boschi di Walden però ogni tanto uso anche il telefono. (risate)

P- Adesso sono curioso di sapere tra quanto uscirà almeno il primo di questi lavori.

D- Può darsi un anno o di meno, perché 5 mesi è il tempo che mi sono dato io per realizzarlo e altri 5 mesi per la pubblicazione con l’editore.

P- Quindi a breve vedremo il tuo primo lavoro, non vedo l’ora. Ed ora la chicca finale, la rubrica dentro la rubrica

Durante il giro del mondo a piedi, Curiosità in due parole

P- Ecco la prima, una grande paura?

D- Era perdere la lucidità mentale. 

P- Parli di un deserto o cos’altro?

D- Ungheria, deserto freddo nel cuore delle persone.

P- Una grande gioia? 

D- La grande gioia sono sempre le persone, sono sempre gli incontri.

P- Una grande delusione? Diciamo che lo zucchero è tale perché si è assaggiato il sale

D- Non credo di averne avute, sono molto stoico per vedere grandi delusioni.

P- Una grande sorpresa?

D- Una donna che mi ha ospitato nel deserto dopo che io avevo finito i viveri da due giorni.

P- Un grande mistero del tuo viaggio, qualcosa che ancora oggi non ti riesci a spiegare?

D- Due una casa infestata in slovenia con questa cantina che aveva in mezzo un pozzo appena scavato e tutte croci capovolte appese. Pensavo di dormirci ma poi sono scappato perché c’erano dei rumori assurdi.

D- L’altro episodio è nel deserto dell’uzbekistan c’erano delle luci giganti che si muovevano in modo irregolare.

P- Ok, grazie Daniele ci hai appena detto che esistono gli alieni e…

D- …ci sono pure i fantasmi. (risate generali)

P- Ultima domanda, hai un libero pensiero da condividere con chi sta leggendo quest’intervista?

Daniele Ventola

Il viaggio più profondo e significativo che si può fare è sempre quello che colma la distanza tra due sconosciuti.

P- Grazie Daniele per avere condiviso con noi questo tuo viaggio, e spero di rivederti presto.


E tu che stai leggendo hai mai pensato di fare il giro del mondo a piedi?

So che non è da tutti fare il giro del mondo a piedi, quindi ci piacerebbe sapere qual’è stato il tuo viaggio più importante, quello che ti ha dato tanto o ti ha cambiato. Raccontalo qui sotto nei commenti.

Vuoi conoscere maggiori dettagli del viaggio e delle tappe di Daniele attraverso l’Asia? Il suo sito https://www.ventodellaseta.org/ contiene il diario di viaggio della sua avventura.

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